Pensieri sparsi
Ho appena fatto un test su un sito, il quale, con domande abbastanza pertinenti, analizza la tua posizione rispetto a determinati interrogativi a stampo religioso. In base alle tue risposte stampa una scaletta riguardante la tua vicinanza a determinati pensieri religiosi.
Questo è stato il mio risultato:
Satanism 96%
agnosticism 67%
atheism 58%
Islam 50%
Buddhism 46%
Paganism 42%
Judaism 38%
Hinduism 38%
Christianity 17%
Your beliefs most closely resemble those of Satanism! Before you scream, do a bit of research on it. To be a Satanist, you don´t actually have to believe in Satan. Satanism generally focuses upon the spiritual advancement of the self, rather than upon submission to a deity or a set of moral codes. Do some research if you immediately think of the satanic cult stereotype. Your beliefs may also resemble those of earth-based religions such as paganism.
Sono un Satanista al 96%. Interessante non c'è che dire. Chiaramente se si legge la spiegazione che viene data del Satanismo si può capire come in effetti il test abbia detto quasi del tutto la verità. In effetti non adoro Satana, non so nemmeno se Satana davvero esista...ho però grande fiducia nell'uomo e nelle sue potenzialità; nell'uomo che con parole e idee è capace di distruggere in un attimo Dei e Religioni. In effetti attualmente non credo ad una vera e propria religione...bensì mi reputo piuttosto "Umanista", nel senso che credo nell'uomo e nelle sue possibilità.
Il resto del test non mi stupisce più di tanto. Percentuali medio-alte di agnosticismo e ateismo non mi sorprendono, come d'altra parte quelle di Buddismo e paganesimo. Mi lascia un pò stupito il 50% in Islamismo, ma avendo una visione decisamente distorta di tale religione (dovuta all'attuale situazione sociale e politica globale) non posso neanche essere sicuro di non avere idee in comune con tale religione.
Non mi sorprende nemmeno la percentuale bassissima in Cristianesimo. Magari non credevo fosse così bassa...ma non mi aspettavo molto di più onestamente.
In sintesi devo dire che si tratta di un test che riesce a individuare abbastanza bene le idee religiose di chi lo esegue. Se anche voi volete provarlo, lo trovate qui: quizfarm.com/test.php
Ritorno a scrivere due righe sul blog giusto per ricordare a tutti che sono vivo (e questo è già positivo).
Ultimamente sono stato decisamente molto impegnato, invischiato in un lavoro stressante e impegnativo (ma anche, fortunatamente, soddisfacente), e nella preparazione e conseguente superamento dell'ultimo esame universitario.
Ora che il carico di lavoro sta diminuendo (anche se fino al momento dell'esame di laurea non riuscirò ad essere sufficientemente tranquillo) dovrei riuscire a riniziare a scrivere con maggiore continuità...
,,,almeno ci proverò 
Non volevo farlo, ma alla fin fine l'insistenza è stata troppa, e ben tre persone hanno voluto provare a coinvolgermi in questo giochillo.
Bene allora, lo faccio, ma ricordatevi...Monica, Chiara, Annalisa...la mia vendetta sarà tremenda, e accadrà proprio quando meno ve lo aspetterete...muahahahahahahah!
Il giochino in questione è di citare 5 cose che gli altri non sanno di me, o che forse solo pochi sanno di me...insomma 5 cose misteriose riguardanti la mia persona.
1- Quando ero piccolo sono caduto dalla bici mentre ero praticamente fermo, procurandomi una piccola cicatrice sul sopracciglio destro che se si guarda con attenzione si vede ancora.
2- Ho dato il mio primo bacio sulle labbra quando avevo 4 anni, ad una bambina che mi aveva prestato la bicicletta (non la bicicletta con cui sono caduto, un altra).
3- Due notti fa ho sognato di trovarmi in Strada Maggiore a Bologna, mentre un professore universitario della mia facoltà, iniziava a sparare sulla folla con un fucile mitragliatore. Non so come mai abbia fatto questo sogno, anche perchè non ho nulla contro questo professore...sarà stato il delirio febbrile.
4- Sempre a proposito di sogni, quando ero al liceo mi è capitato diverse volte di sognare la notte, chi sarebbe stato interrogato in una data materia il giorno dopo...e ho sempre indovinato. In fondo i sogni prima o poi si avverano (anche quello del professore impazzito?)
5- Questa estate in preda ad un momento di rabbia ho tirato un pugno ad un'anta di un armadio facendole un buco. Chiaramente ho fatto finta di non sapere niente quando i miei mi hanno chiesto cosa fosse successo.
Bene, dato che la tortura è finita, ora è arrivato il momento divertente. Citare 5 persone che tassativamente dovranno svolgere questo simpatico giochillo.
Dopo un lungo e faticoso periodo di riflessione ho infine scelto i 5 nomi:
Eleonora, Nick, Caterina, Querzy e Guido
Cedric Tornay (1974-1998)
Guardia Svizzera. Nel 1998 uccide il comandante delle guardie svizzere Alois Estermann e la moglie di questi, Gladys Meza Romero. Il delitto ha il suo epilogo nel suicidio dello stesso Tornay.
Il suo funerale è stato celebrato in Chiesa.
Enrico de Pedis (1954-1990)
Boss dell'organizzazione criminale romana della Banda della Magliana. Responsabile di innumerevoli delitti e crimini di stampo malavitoso.
Il suo funerale è stato celebrato in Chiesa e le sue spoglie sono custodite nella cripta della basilica di Sant'Apollinare, in territorio vaticano.
Augusto Pinochet (1915-2006)
Dittatore cileno. Responsabile della morte di più di 2000 persone, della scomparsa di altrettante e della tortura di 35000 oppositori politici.
Il suo funerale è stato celebrato con rito religioso Cattolico.
Piergiorgio Welby (1945-2006)
Malato di distrofia muscolare. Dall'età di 16 anni costretto a vivere su un letto in uno stato di paralisi progressiva e incurabile, senza la possibilità di compiere alcun tipo di movimento. Morto in seguito al distacco del respiratore artificiale, operato dal medico Mario Riccio. Aveva 61 anni.
Il suo funerale non è stato celebrato con rito Cattolico a causa della richiesta pubblica e ripetuta di eutanasia da parte del malato.
E' grande l'ipocrisia della Chiesa.
Anche quest'anno è arrivato Natale, e come mi capita spesso (diciamo una volta ogni 2 Natali), mi sono preso l'influenza. Sicuramente non è il momento migliore per farsela venire, dato che essendo a casa dal lavoro mi sarebbe piaciuto godermi di più questi giorni, ma alla fin fine è successo quindi tanto vale prenderla con un pò di filosofia.
Auguro comunque a tutti quelli che stanno leggendo questo blog, e anche a quelli che non lo stanno leggendo, un buonissimo e felicissimo Natale, sperando che lo stiano passando serenamente e con gioia.
Buon Natale!
"Il celibato sacerdotale è legge da 17 lunghi secoli. Fermo restando che una cosa sono i dogmi e un'altra le leggi - che di per sé (e non solo per la Chiesa) possono anche essere sottoposte a modifiche - ciò non significa che sia opportuno o conveniente farlo". "Le ragioni che vengono date da coloro che vorrebbero procedere a modificare il celibato sono sbagliate: non è vero, infatti, che vi saranno più sacerdoti se si abolisce questa norma. Basta vedere cosa succede all'interno delle chiese protestanti che nonostante abbiano soppresso il celibato 5 secoli fa, hanno molte meno vocazioni che non la Chiesa cattolica. Penso, dunque, che l'abolizione del celibato impoverirebbe tremendamente la vita della Chiesa. La gente ama di più un sacerdote che ha fatto della sua vita una donazione completa. Il mondo non è tutto eros e sesso".
Tipiche parole di chi nella sua vita non ha mai provato eros e sesso, o di chi cerca di esorcizzare la mancanza di eros e sesso giudicandoli non necessari.
Il piccolo problema è che in realtà eros e sesso sono necessari per una semplice ma decisamente chiara motivazione: l'uomo è nato con determinati istinti, tra cui quello riproduttivo. Che tale istinto non venga usato solo ai fini della riproduzione ma anche in altre occasioni fa sempre parte della natura umana: ci sono reazioni chimiche che spingono l'uomo alla ricerca di una compagnia dell'altro sesso, e se anche tale compagnia diventa occasionale e solo per ricercare piacere fisico, anche questo fa parte della natura dell'uomo.
Ora...se l'uomo è stato creato con determinati istinti e voglie, che senso ha reprimerle? Che senso ha proibire a dei sacerdoti, uomini come tanti altri, di annullare i propri istinti nella fantomatica ricerca dell'avvicinamento a Dio?
Posto che Dio esisti, allora ci ha creato in un dato modo. Avendoci creato con determinati istinti dovuti a reazioni fisiologiche e corporee, non sarebbe più logico avvicinarsi a Dio scegliendo anche di obbedire a questi istinti normali e naturali?
In fondo non è scritto da nessuna parte che fare sesso sia reato...e che per un uomo di fede sposarsi sia reato. Fare sesso è uno dei famigerati atti impuri vietati dai dieci comandamenti (ipotizzando che i dieci comandamenti siano davvero la volontà di un Dio)? No, perchè non può essere un atto impuro portare a compimento qualcosa che Dio ci ha dato il mezzo (e la voglia) di fare.
Poi, se a qualcuno piace la castità, tanto meglio per lui. Ma se qualcuno vuole anche sfruttare a pieno il suo essere uomo, allora deve avere il diritto di farlo e di rimanere sacerdote.
La gente ama di più un sacerdote che ha fatto della sua vita una donazione completa? La gente ama di più un sacerdote che sia a contatto con la realtà di tutti i giorni e che trasmetta esperienze concrete di vita. Il matrimonio non è un ostacolo a questo (e non lo sarebbe neanche ad una donazione completa).
Credo che sia ora che la Chiesa inizi a pensare di svecchiarsi e di abbandonare i dogmi arcaici e totalmente inattuali che la contraddistinguono. Forse solo in questo modo i sacerdoti potrebbero iniziare a considerare il cammino ecclesiastico con più fervore, e le persone ricominciare a varcare la soglia delle porte delle chiese. Non è con l'ottusità e l'incapacità di attualizzarsi che si risolvono i problemi, non è col pensare che alla fine va tutto bene così com'è...è con l'osservare criticamente la realtà e cercare di venire incontro alle esigenze attuali delle persone che possono nascere e svilupparsi concretamente degli obiettivi.
Apertura non chiusura.
A seguito dei lavori di ristrutturazione della chiesa di Castelfranco di Sopra, è stata rinvenuta una nota spese per restauri datata 15 gennaio 1652.
Tale nota, per il curioso e singolare contenuto, è stato deciso di conservarla nella pinacoteca annessa alla chiesa stessa.
Ecco il testo integrale del documento:
Ci pregiamo rimettere fattura per i seguenti restauri:
Rinnovo del Paradiso (Icanto): 1 scudo
Rifatta la barba al Padreterno: 2 paoli
Indorata la cappella di S. Domenico: 5 paoli
Ritoccata una coscia di S. Rita: 3 baiocchi
Ritoccata la coda al porco di S. Antonio: 1 scudo
Messo un corno a Mosè: 2 scudi
Rifatte le palle a S. Bartolomeo: 12 paoli
Foderata la nicchia di S. Alfonso: 4 baiocchi
Ritoccato l'uccello in mano a S. Francesco: 2 paoli
Introdotta la linguetta e una canna nell'organo di S. Cecilia: 8 baiocchi
Fatta una nuova sega a S. Giuseppe: 6 scudi
Fatto fare un altro bambino alla Madonna: 15 scudi
Ritoccato il seno di S. Agata: 8 scudi
Passata una mano sul didietro di S. Anna: 2 scudi
Otturato il buco di S. Brigida: 9 scudi
Allargata la nicchia di S. Lucia: 7 scudi
Raddrizzata la verga di S. Cristoforo: 3 scudi
Fatte diverse limature a S. Filomena: 12 paoli
Rifatto il culo ad un angelo dietro l'altare: 15 baiocchi
Salutando e baciando le mani al Padre Priore
Calogero Spizzichino
Restauratore ecclesiastico
Un parolone. Un parolone che spesso però viene frainteso o snaturato. In questo periodo di droghe leggere e liberalizzazione ho proprio voglia di dedicare un post all'anticonformismo, che molti cercano e bramano, o che molti sentono di appartenere al loro essere.
Cosa c'entrano le droghe leggere? C'entrano perchè è da qui che parte tutto il mio ragionamento. Mi è capitato di vedere infatti in televisione una intervista ad un giovane a proposito della liberalizzazione delle droghe. Alla domanda "perchè fumi?" aveva risposto qualcosa del tipo "perchè è una forma di ribellione, di anticonformismo".
Molto bella la ricerca della diversità (anche se la ricerca della diversità fumando canne non fa del tutto bene alla salute...), del non piegarsi alle convenzioni sociali, alle mode, di ragionare con la propria testa.
Il problema è che, come in questo caso, l'anticonformismo è diventato una moda.
Molti infatti sbandierano la loro ribellione sociale, nascondendosi dietro una canna, dietro barbe e capelli lunghi, dietro vestiti non firmati, dietro idee pacifiste di matrice comunista, senza però guardarsi intorno. L'ossessione di ribellarsi allo status-quo delle cose ha generato infatti i suoi effetti: ora sempre più persone sono vestite in un certo modo e la pensano in un certo modo, e nonostante questo pensano ancora di essere i diversi, gli anticonformisti, coloro che non si piegano alle consuetudini sociali.
E' molto triste voler essere anticonformisti a tutti i costi senza capire che alla fin fine sono uguali loro a tanti altri, più di quanto lo siano coloro da cui tentano di distinguersi.
Il desiderio di ribellarsi al sociale, di non piegarsi alle consuetudini, al conformismo infatti ormai è solo un 'ombra nel pensiero di molte persone, le quali trovano molto più comodo barricarsi dietro tale ideale per motivare il loro desiderio di fumarsi una canna ogni tanto.
Perciò, fumatevi tutte le canne che volete, vestitevi come volete, seguite le ideologie politiche e sociali che preferite, ma non mostratevi come anticonformisti...Mi sento molto più anticonformista io che esco dal lavoro in giacca e cravatta e vengo fissato da molti giovani che incrocio lungo la strada perchè diverso da ciò che sono abituati vedere.
E' importante non cercare l'anticonformismo a tutti i costi (anche perchè dopo diventa conformismo!) ma rimanere sè stessi e comportarsi davvero nel modo che ci faccia stare meglio. Questo non è detto che ci renda anticonformisti, ma almeno ci rende noi stessi.
E' una bella fregatura dover restare a casa con la febbre.
Che poi...in realtà non è neanche vera e propria influenza, ma semplicemente un forte mal di gola che ha provocato la febbre e le tipiche conseguenze che sono: dover stare a letto e rompersi le palle.
Ormai la fase del dover restare a letto è passata, ma chiaramente la rottura di palle rimane comunque dato che non posso uscire di casa, grazie anche all'intervento di un medico lungimirante che mi ha fatto stare a casa dal lavoro fino a giovedì; questo chiaramente mi fa stare un pò in vacanza, e non è male, ma nel contempo non posso sicuramente uscire di casa perchè se mi chiamano dal lavoro poi come giustifico il fatto?
Oggi sto decisamente meglio, il peggio è passato. Febbre svanita, mal di gola quasi sparito. Qualche colpo di tosse rimane a ricordarmi che non sono ancora proprio in forma smagliante, ma anche se non posso uscire fuori a correre felice nei prati, sono sufficientemente in forma per fare altro...se potessi.
Il fatto è proprio questo. In casa non c'è un bel niente da fare. Videogiochi, internet, studio, lettura. Questo è tutto ciò su cui mi trascino pigramente senza avere effettivamente una spinta a continuare a farlo. Ho già passato due giorni così, e ora mi aspettano altri quattro giorni uguali. Un pò straziante probabilmente.
Se poi aggiungiamo il fatto che nessuno si sia preoccupato di farsi vivo con me anche solo per fare due chiacchiere o per sapere come stavo, lo strazio aumenta. I discorsi del tipo "si certo, mi farò sentire!" forse non erano molto sinceri. E non erano molto sinceri nemmeno i "se sono libero poi vengo da te domani a fare qualcosa" diventati "si sono libero ma non ho voglia di venire lì". Evidentemente quelli che uno crede siano amici poi sono molto bravi a fregarsene di te quando ne hai bisogno. Sanno che stai qui, a romperti i coglioni dalla mattina alla sera e non fanno un minimo sforzo per venirti incontro. E mi rivolgo in particolare a quelli che non "hanno voglia", quelli che forse trovano che trascorrere il tempo con me sia noioso e improduttivo, o che forse dato che ho avuto febbre e mal di gola pensano che sia un appestato da tenere lontano.
E quindi, dato che alla fine la delusione imperversa e la situazione mi porta a dover stare in casa, trascorrerò una ennesima giornata in casa. Starò al telefono con le uniche due persone che hanno dimostrato di volermi bene e che mi hanno tenuto compagnia, e per il resto rimarrò a trascinarmi pigramente sui passatempi scritti sopra, che ormai non sono veri e propri passatempi, ma semplicemente un modo per ricordarmi la mia attuale situazione di "prigionia".
Ora che ci penso domani è anche il mio compleanno.
Auguri.
Un link per gli appassionati di Lovecraft e dei Miti di Cthulhu: la poesia Fungi from Yuggoth, l'unica poesia scritta da Lovecraft e dedicata ai Miti di Cthulhu.
Una poesia che rappresenta pienamente l'elemento mistero e terrore presente nell'opera lovecraftiana, e che accenna al periodo più squisitamente gotico della letteratura inglese. Una lunga poesia, un vero e proprio poema che per certi versi può ricordare la ben più nota "Rime of the Ancient Mariner" di Coleridge...l'uomo di fronte al proprio destino e all'inesplicabile; l'uomo che si trova a dover fronteggiare il mistero e l'incomprensibilità dell'ignoto. Una poesia evocativa e onirica, con momenti poetici davvero elevati (si vedano ad esempio i sonetti dedicati ai Gaunt della Notte e a Nyarlathotep).
Buona lettura!
Eutanasia si, eutanasia no. Il dibattito è ormai aperto. Dibattito che porterà come è già successo in passato alle solite conclusioni, cioè che la vita è un bene prezioso e che nessuno può decidere di suicidarsi volontariamente o dare ad altri la possibilità di farlo.
Nobile pensiero senza alcun dubbio, ma altrettanto nobile sarebbe permettere a chi ha voglia di interrompere la sua vita, farglielo fare. Non parlo di suicidio volontario, parlo di rinuncia alla vita quando questa non è più Vita. La Vita con la V maiuscola, insomma, quella che ti consente ogni giorno di assaporare in pieno ciò che il mondo nel bene o nel male ha da offrirti. Vivere rimanendo sdraiati su un letto, paralizzati o in coma, non è vivere...è prolungare inutilmente la propria esistenza, soffrendo, vedendo intorno a sè niente di diverso da grigie mura di ospedale, sperando che la morte sia misericordiosa e arrivi presto.
La Vita è da preservare, non semplicemente la vita. La vita biologica non è la Vita in senso stretto, ed è quindi logico che una persona possa disporre della sua vita in totale discrezione, quando non abbia davanti a sè la minima prospettiva di tornare a Vivere.
Sarebbe molto positivo che lo Stato decidesse qualcosa in tal senso. Non dico di fare come in Belgio dove i kit per l'eutanasia si vendono a 60 euro in farmacia, però dare una possibilità in tal senso, con molti accertamenti preventivi, a chi davvero non ha più speranze di tornare ad assaporare in pieno le gioie della vita, sarebbe quantomeno giusto. Nessuno infatti è proprietario della nostra vita, e nessuno può decidere di tenerci in vita contro la nostra volontà, sia esso Stato o Chiesa.
Mi piacerebbe davvero una apertura in tal senso. Certo, finchè in Italia si vive in un regime di falsità e ipocrisia cattolica dove la Chiesa ha ancora enorme potere e possibilità di intervenire nella vita quotidiana, non si potranno fare molti passi in avanti.
Spero che col testamento biologico si possa arrivare comunque ad un miglioramento e ad una maggiore possibilità autonoma di scelta, anche se temo che alla fin fine la situazione non cambierà poi di molto.
Sperare però, alla fin fine, non costa niente.
Quest'oggi sono stato svegliato dalla notizia al telegiornale della morte di Oriana Fallaci.
Non avrei mai pensato di scrivere qualcosa riguardo alla morte di una persona...in fondo mi son sempre detto che di persone importanti che muoiono ce ne sono tante, e chiaramente doverle ricordare tutte sarebbe quantomeno impossibile.
Eppure, questa volta sono disposto a fare una eccezione.
Non c'è molto da dire in realtà in questi casi. Le parole che si possono dire per ricordare a volte possono apparire vuote e stupide.
Io posso dire che ho apprezzato i libri della Fallaci, ho apprezzato le sue idee, che anche se a volte risultavano un pò troppo estremiste, avevano il pregio di essere autentiche e vere. Parole scritte senza paura e senza freno, parole scomode e criticate da coloro che si appellavano in maniera spesso troppo superficiale e annebbiata, a ideali comodi per farsi pubblicità (sto pensando ad un certo "cantante" italiano...). Parole che onestamente mi hanno colpito molto, sia per la passione con cui sono state scritte, sia perchè erano parole scritte con il cuore di una vera italiana, di una persona innamorata della sua nazione e costretta a vederla sbiadire e decadere in ciò che nessuno di noi vorrebbe vedere.
Grazie di tutto Oriana.
The ones who were lost
Have become all our heroes
For those who are left
Left here behind
Believing they'd return
The morning that they woke
Not knowing that it would be
The last time they had spoke
To the ones who left behind
The many tears we cried with them in mind
To the ones who left behind
So many tears were cried from all mankind
They cannot try and tell
Was the name of religion?
That drove them to do
What they have done
No one heard God's voice
Interpretations blind
Promised everlasting joy
Because of life sublime
To the ones who left behind
Many people stand with you today
To the ones who left behind
United we will stand and make them pay
The cowards could not face us eye to eye
A slow and painful death that they should die
Did it sooth their emptiness
And rid them of their pain
Will they try to take more lives?
All in their god's name
To the ones who left behind
Many people stand with you today
To the ones who left behind
United we will stand and make them pay
To the ones who left behind
Many people stand with you today
To the ones who left behind
United we will stand and make them pay
On September 11th, 2001, 3,047 people died during the terrorist attacks on New York, Washington DC and Pennsylvania.
More than 3,251 children lost a parent that day... and they say it was all in the name of their god.
Semaforo rosso. Nebbia. Una fila di automobile incolonnate in attesa di poter ripartire. Sguardi nervosi dietro i finestrini; sguardi di persone il cui unico desiderio è quello di riuscire a districarsi dal traffico e finalmente raggiungere la meta ambita. Un uomo in una berlina di colore nero suona nervosamente il clacson, come se così facendo riuscisse veramente a spostare le macchine davanti alla sua.
Nervi a fior di pelle. Dita che tamburellano sul volante. Un copione già visto e già scritto più volte. Tipica situazione di vita moderna. Uno scooter si infiltra tra le macchine riuscendo ad avanzare seppure lentamente tra la coda. Chi sospira, chi grugnisce di invidia, chi cerca di sbarrargli la strada. Ma tenacemente il ciclomotore continua la sua inesorabile avanzata, guadagnando posizioni su posizioni, con gli altri che possono stare solo a guardare, concorrenti di un gran premio senza vinti nè vincitori.
Un ciclista avanza pedalando. Mascherina bianca sulla bocca per proteggersi dai fumi di scarico. E' quasi un paradosso ricercare l'utilizzo di un mezzo ecologico per respirare aria pura, quando tutti gli altri intorno a te i mezzi ecologici non li usano e ti ammorbano con l'aria inquinata. Nonostante questo anche il ciclista, lentamente, riesce ad avanzare tra le auto e con cautela, passare oltre il semaforo ancora rosso.
Semaforo rosso. Già da molto tempo il suo occhio sanguigno sembra farsi beffe degli automobilisti assiepati, in attesa di un cambiamento. Rosso verde. Semplice cambiamento, ma tanto caro a coloro che sono lì, speranzosi di potersi riuscire finalmente a spostare. Purtroppo la situazione sembra ancora non voler cambiare. E inizia ad aumentare la rabbia, le mani si irrigidiscono stringendo il volante con forza. La domanda "quanto manca al verde?" rimbalza incessante nella tua testa mentre osservi rassegnato la corsia opposta alla tua che marcia tranquillamente senza rallentamenti o traffico.
E poi un attimo di sollievo. Il verde. Inizia la grande corsa. Come una mandria di bufali le automobili fanno muggire i motori e si preparano alla partenza. I più fortunati passano, ma i più sfortunati rimangono indietro, imbottigliati a causa di un automobilista la cui automobile si è improvvisamente spenta. Urla, clacson inviperiti che scaricano la frustrazione contro le nostre orecchie, e il semaforo che da verde diventa inesorabilmente giallo e poi nuovamente rosso. Rosso beffardo e implacabile.
Le emozioni si calmano. La rabbia fa posto alla rassegnazione. Il motore spento improvvisamente si riaccende suscitando risate beffarde da parte del camionista con una sigaretta in bocca che sembra guardare tutti dall'alto in basso. Nonostante le risate, nonostante l'altezza anche lui è come noi...nel traffico siamo tutti uguali. Tutti fermi, immobili in attesa di una luce per ripartire.
E si rimane lì in attesa che il ciclo cominci nuovamente. Il ciclo inesorabile di chi si trova quotidianamente prigioniero del traffico. Il ciclo inesorabile di chi il traffico ha imparato a conoscerlo, ad odiarlo, oppure ad apprezzarlo come momento di riflessione.
Verde, rombo di motore, clacson, giallo, rosso.
Verde, rombo di motore, clacson, giallo, rosso.
Verde.
Giallo.
Rosso.
Due persone
Due persone speciali
Una mi è rimasta nel cuore
e rimarrà sempre lì
finchè avrò fiato per respirare
energia per sorridere
lacrime per piangere
L'altra nel momento peggiore
mi ha fatto il regalo più prezioso:
la vita
Grazie a tutte e due. A te, che sei stata con me, e poi te ne sei andata, lasciandomi tanti ricordi, tanti rimpianti, lacrime, sorrisi e soprattutto facendomi provare l'amore come mai non lo avevo provato prima, con tanta forza, con tanta intensità da rendere inutile ogni altra cosa. A te, che nel momento peggiore della mia esistenza, mi sei stata vicino, parlandomi, consolandomi, cercando forse inutilmente di farmi smettere di pensare all'amore perduto; tu che ti sei offerta quasi spontaneamente di starmi vicino, senza quasi conoscermi. Non faccio nomi...voi sapete chi siete. Siete due persone speciali. Vi voglio bene.
Rosso sulla lama
Rosso sui polsi
Sentire la vita scorrere
Ricordi che bruciano
Diventano lievi
Bagnati nel sangue
Fine del mese di agosto, fine della mia considerazione per gli esseri umani di sesso femminile conosciuti comunemente come "donne".
Sono stanco di vedere come queste si divertano a prendere per il culo gli uomini.
Di vedere come sfruttino al massimo noi maschi per poi cambiare e andare a sfruttare al massimo altri non appena si stancano.
Come zanzare che passano da una vittima addormentata ad un altra. E in effetti noi spesso siamo lì che dormiamo, accecati magari dall'idea che vada tutto bene e poi improvvisamente arriva la grande doccia gelida che ti rovina la giornata (e a volte più di una).
Mi è successo tante volte in ambito amoroso. Alcune volte non è stato grave, altre volte molto di più, ma non fa mai bene vedere che la persona per cui provi qualcosa in realtà rimane lì, illudendoti che ci stia solo per usarti come un gioco...e incazzarsi quando ti perde come gioco, o sentire dalla persona per cui magari provi qualcosa che ora si "vede con un altro" (termine molto delicato per dire in realtà che si sta facendo scopare da un altro) .O ancora quelle che ti fanno carezze, moine, sono gentili e alla fine ti vogliono solo come amico...o semplicemente quelle che stanno con te un pò e poi il giorno dopo le vedi che si scambiano effusioni linguali con un tuo amico.
Ma non è solo l'ambito amoroso che conta. A volte le donne riescono a infastidirti anche quando sono solo amiche. Immaginate quanto sia bello sentirsi dire "ah non voglio uscire con te" solo perchè quella che credevi una amica ora ha cambiato giro di amicizie. Sostanzialmente, si è stancata di usarti come amico, e ora passa ad altri. O anche quelle che rimangono tue amiche, che sembrano sincere, e poi all'improvviso si stancano di te e scompaiono...
Le donne usano. E' questa la prerogativa.
Poi qualsiasi donna che legge questo post indubbiamente potrebbe dire la stessa cosa di noi uomini...ma allora spiegatemi perchè tutte le donne che ho trovato mi hanno sempre trattato di merda? (Ne salvo solo qualcuna). E non penso di meritarmelo dato che fino a prova contraria, sono sempre stato una persona che alle amiche e alle fidanzate ha dato il cuore.
Ma a questo punto basta dare il cuore alle donne...più dai il cuore più se ne approfittano. Tempo di dare qualcos'altro. Magari non ci saranno sentimenti, però ci si diverte lo stesso.
Inizia l'era della donna oggetto, della donna da usare per i propri scopi, della donna da considerare solo come "cosa" da usare come le donne d'altra parte hanno sempre fatto con me. Basta complicarsi la vita con inutili sentimentalismi, o con cose inutili come l'amicizia tra uomo e donna (se non con chi lo merita davvero, e queste persone le conto sulla punta delle dita...di una mano sola).
E' ora di cambiare.
Un'altra settimana è finita...un altro weekend è giunto al termine e domani rinizia un'altra faticosa settimana di lavoro, che domani sarà particolarmente faticosa, e diventerà ancora peggiore giovedì.
Nonostante questo però si va avanti, con la prospettiva magari di una settimana di ferie successiva, con la prospettiva che tutte le persone che se ne sono andate per le vacanze ormai sono tornate e che quindi finalmente si possa ritornare al tranquillo e rassicurante tran tran di uscite con gli amici.
Un weekend è finito...un'estate è quasi finita.
Un'estate che se considerassi positiva e felice, mentirei. Un'estate invece faticosa, difficile sia fisicamente sia psicologicamente. Non una bella estate. Certo, le note positive ci sono state, ma alla fin fine non ce ne sono molte nascoste sotto la coltre composta da un'amore finito, da una amicizia buttata nel cesso (e non per colpa mia), di giorni passati in preda alla noia a girarsi i pollici, di levatacce alla mattina, di niente ferie dal lavoro...un cocktail abbastanza micidiale.
Fortunatamente sono ancora qui, grazie magari alle piccole cose che alla fine mi hanno permesso di rimanere sufficientemente felice e di non considerare questa estate una estate davvero persa. Per una amicizia persa alla fine ci sono tante amicizie consolidate, per giorni passati a girarsi i pollici ci sono giorni passati totalmente in attività, e per tante levatacce e lavoro almeno c'è uno stipendio più che onesto. Manca l'amore..ma chissà, magari anche in quell'ambito le cose in futuro potrebbero migliorare...almeno la speranza c'è (e come si sa la speranza è sempre l'ultima a morire, anche se talvolta striscia agonizzando nel fango).
Domani anche io mi alzerò strisciando dal letto.
Una nuova settimana.
Un nuovo inizio.
Un nuovo sprofondare nella quotidianità.
A volte va bene così.
Il Cacciatore aveva viaggiato a lungo prima di giungere in quel villaggio nel bel mezzo del bosco. Era un villaggio di contadini, boscaioli, cacciatori: gente semplice che viveva con quello che la natura intorno riusciva a offrire loro. Non era un grande villaggio, ma al Cacciatore sembrò il luogo adatto dove fermarsi.
La luna era già alta nel cielo, e per il Cacciatore era il tempo di iniziare la caccia. Aveva fame, erano quasi due giorni che non mangiava dato che nell’attraversare il bosco non aveva trovato nulla di appetibile. Ma ora finalmente avrebbe potuto mettere sotto i denti qualcosa di gustoso.
Sembrava non esserci nessuno in giro, e così il Cacciatore si arrischiò a percorrere le strade del villaggio, stando bene attento però a non farsi scorgere. Camminava senza farsi scorgere, usando le ombre come rifugio e cercando di non emettere alcun rumore; i suoi occhi nel mentre, saettavano in tutte le direzioni alla ricerca di un luogo adatto…che ben presto trovò.
Era una casa di legno e mattoni, costruita al limitare del bosco e quindi distante dalla piazza principale del villaggio. Non era particolarmente grande e il Cacciatore dedusse che doveva essere l’abitazione di una famiglia non troppo numerosa. Questo non sarebbe stato un problema in realtà, anzi avrebbe reso le cose più facili.
Movendosi silenziosamente giunse nel retro della casa, dove trovò ben presto una finestra aperta. L’afa estiva infatti costringeva gli abitanti della casa a tenere le finestre spalancate anche la notte. Non che ci fossero reali pericoli in quel luogo: briganti non giungevano lì ormai da decenni, e gli animali del bosco rifuggivano i centri abitati. Non potevano però immaginare che un Cacciatore avrebbe preso di mira la loro casa…
Il Cacciatore si guardò intorno. Il buio non ostacolava la sua vista, anzi riusciva a osservare i dintorni perfettamente, come se fosse stato pieno giorno. Si trovava in una camera da letto, piccola ma accogliente. Il mobilio era ridotto all’essenziale, ma nello stesso tempo era arredata con gusto e cura. Se avesse avuto tempo si sarebbe sicuramente fermato ad osservare l’ambiente con più attenzione, ma in quel momento non aveva tempo…aveva fame…e la preda era lì che giaceva addormentata in attesa del suo arrivo.
Si avvicinò al letto per osservare con attenzione quale sarebbe stato il suo nutrimento della nottata. Era una giovane, dai lunghi capelli rossi che ricadevano sulle lenzuola e sul cuscino come una cascata ramata. Il viso aveva dei morbidi lineamenti, e la sua pelle emanava un piacevole profumo quando il Cacciatore si avvicinò al suo volto. Non doveva avere più di sedici anni, dedusse, osservando con un mezzo sorriso il pupazzo che stringeva in mano e che rappresentava un cavaliere in armatura. Era tipico delle adolescenti sognare un eroe bello e coraggioso, un eroe che un giorno si sarebbe presentato alla porta della loro casa per portarle via con sé.
Anche il Cacciatore un tempo aveva avuto un pupazzo rappresentante un cavaliere. Non perché sognasse l’arrivo di un eroe ma perché avrebbe voluto crescere per diventare un eroe. Invece i suoi sogni si erano dovuti scontrare con la dura realtà e aveva dovuto ben presto smettere di indossare una illusoria armatura dorata, per indossare i panni ben più scomodi di un Cacciatore.
Si fermò ancora a contemplare il viso della giovane addormentata, provando una strana sensazione. Era davvero un bel viso…poi senza preavviso la giovane scoppiò in una risata, costringendo il Cacciatore a balzare all’indietro nel timore di essere stato scoperto.
Passarono diversi secondi prima che egli si accorse che la giovane stava dormendo, e che probabilmente stava sognando qualcosa di lieto, qualcosa che l’aveva fatta sorridere…magari stava sognando l’eroe sul cavallo bianco che era giunta a prenderla.
Il Cacciatore si avvicinò nuovamente al letto, con una strana sensazione che gli pulsava in testa. Prima d’ora non aveva mai esitato tanto…eppure quella giovane, con la sua aria tranquilla, il suo dolce viso addormentato, i suoi sogni e il suo cavaliere di pezza che stringeva nel pugno come lo stesso Cacciatore aveva fatto molti anni prima, era riuscita a turbarlo.
Purtroppo non poteva attendere altro tempo, e rendendosi conto con un po’ di rammarico ma nel contempo un po’ di sollievo, che non sarebbe riuscito a concludere niente in quella casa, balzò nuovamente sul davanzale della finestra e si allontanò tra le ombre.
Nel venire verso il villaggio aveva notato una piccola capanna abitata da cacciatori in mezzo al bosco. Sicuramente era molto più pericoloso cacciare un uomo armato piuttosto che una ragazza addormentata, e forse questo era ciò che l’aveva spinto ad esitare: forse non trovava giusto nutrirsi di una giovane indifesa quando poteva cacciare una preda sicuramente più alla sua altezza…
Probabilmente era quello il motivo, ma ogni notte si ritrovava nuovamente a passeggiare sotto quella finestra e a osservare la ragazza dormire. Ogni notte cercava di ucciderla, ma ogni notte si ritrovava a esitare, a non voler affondare i suoi denti nel collo della ragazza…era così giovane, così felice, così viva. In quegli occhi chiusi, in quelle gote rosate e in quel sorriso che affiorava anche mentre dormiva, la giovane rappresentava la vita in tutto il suo splendore agli occhi del Cacciatore. E per questo motivo, lui che aveva ormai smesso di vivere, non riusciva a pensare di interrompere la vita che la ragazza sembrava trasmettere intorno a sé.
Una notte accadde però qualcosa di insolito. Il Cacciatore come ormai era sua abitudine si trovò a passare sotto la finestra della ragazza, ma questa volta la vide sveglia, con le braccia appoggiate al davanzale, che fissava intensamente la luna. Il Cacciatore che osservava la scena dal ramo di un alberò lì vicino rimase stupito di trovarla sveglia, ma più di ogni altra cosa rimase colpito dalla profondità degli occhi verdi della giovane, che lo colpì come una sferzata sul viso. Fu forse per lo stupore, o forse per semplice disattenzione che non si accorse quindi dello scricchiolio sinistro che annunciava la rottura del ramo dell’albero su cui era appostato.
I riflessi fulminei e l’innata agilità di cui era dotato gli consentirono di atterrare in piedi senza accusare alcun danno. Ma quando sollevò lo sguardo e si accorse che la giovane lo fissava con stupore capì che quella caduta avrebbe potuto portare a conseguenze importanti.
La giovane fissò con attenzione il misterioso sconosciuto che aveva davanti. Era un ragazzo, di non più di venti anni che indossava degli strani abiti neri, che rendevano difficili distinguerlo in mezzo all’oscurità. Anche i capelli dovevano essere scuri dato che a loro volta era difficile distinguerli dal buio…ma quello che colpì più di ogni cosa la ragazza furono i denti dello sconosciuto: quei lunghi e bianchi canini affilati che riflettevano in modo così sinistro la luce lunare. Il silenzio cadde per qualche secondo, e poi la giovane gridò e chiuse di scatto la finestra scomparendo alla vista del Cacciatore.
Egli rimase fermo, fissando la finestra per qualche secondo, e poi scomparve a testa bassa all’interno del bosco. Lui che aveva contemplato la vita fino a quel momento, tanto da desiderare di essere nuovamente vivo, era stato ora allontanato dalla vita stessa. Aveva sbagliato a cedere al richiamo del passato, al desiderio di cambiare il suo destino. Lui era un Cacciatore, era un vampiro…e non poteva tornare indietro ora. Doveva solo cacciare, ignorando la vita e cibandosi di essa.
I giorni passarono e il Cacciatore si era ormai allontanato dal bosco preferendo recarsi in zone abitate più distanti. Nonostante questo capitava spesso che ripassasse davanti a quella finestra, trovandola sempre chiusa. Non capiva o forse non voleva capire il motivo della sua incapacità di abbandonare del tutto quel luogo, ma non poteva fare nulla per cambiare la situazione. Avrebbe voluto rivedere quella giovane ancora una volta…una volta soltanto, poi se ne sarebbe andato da lì per sempre.
La finestra però rimaneva sempre chiusa. E sebbene inizialmente il Cacciatore non rimase sorpreso della cosa, più i giorni passavano più egli temeva che la ragazza se ne fosse andata per sempre, magari per paura che il vampiro la assalisse durante la notte. Per mettersi infine l’animo in pace il Cacciatore si arrischiò ad avvicinarsi alla finestra e guardare al suo interno.
Fu con enorme sollievo che si accorse che la ragazza si trovava ancora lì e che stava dormendo. In quel momento di nuovo sentì la febbre della vita impossessarsi di lui; ancora una volta desiderò essere vivo, come quella ragazza che solo con il suo sorriso, il suo sguardo e la sua dolce espressione mentre dormiva, gli aveva fatto tanto desiderare e anelare la vita. Sospirando quindi rimase a osservarla, e fu in quel momento che il sollievo inizialmente provato si trasformò in sgomento.
La giovane infatti non sembra dormire un sonno tranquillo come quello che lui aveva osservato con piacere qualche giorno prima…il suo volto era contratto in una espressione dolorante, e sospirava, come in preda a qualche tipo di turbamento.
Il Cacciatore indietreggiò turbato dalla finestra. Cosa stava succedendo?
Ogni notte da quel momento in poi tornò nella casa e rimase accanto alla giovane, allontanandosi da lei solo quando i suoi familiari entravano nella stanza. Fu proprio in una di quelle occasioni che sentì i genitori della ragazza parlare e capì cosa stava accadendo. Una malattia del sangue. Sin dalla nascita la ragazza aveva sofferto di una rara forma di malessere legato al sangue, e ora questo malessere la stava portando alla morte.
Il vampiro passò un intero giorno nascosto nelle profondità del bosco con la testa tra le mani, fissando il vuoto dinanzi a sé. Come poteva morire la persona che gli aveva fatto assaporare nuovamente le gioie della vita? Come poteva essere così ingiusto il fato con una povera ragazza che non si meritava di certo una fine così tragica?
Fu proprio quel giorno, che il Cacciatore si rese conto di poter fare qualcosa. Avrebbe potuto succhiare il sangue della giovane, avrebbe potuto liberarla del sangue malato! Ma fu mentre si dirigeva verso la casa di lei, con l’idea di portare a compimento il progetto, che si rese conto di quali sarebbero state le conseguenze del suo gesto.
Se infatti non avesse ucciso la giovane succhiandole tutto il sangue, essa sarebbe stata maledetta dal morso del vampiro, e in poco tempo sarebbe diventata una cacciatrice a sua volta. Così facendo certamente si sarebbe salvata, ma quali sarebbero state le conseguenze? Che anche lei si sarebbe trasformata in una creatura non vita; che anche lei, come lui molto tempo prima, avrebbe abbandonato la vita per abbracciare la morte; che anche lei avrebbe passato il resto del suo tempo uccidendo persone per continuare a prolungare la sua infinita esistenza. Si sarebbe salvata, certo, ma quale sarebbe stato il prezzo?
Il Cacciatore rimase a fissare il volto madido di sudore della giovane. Le sue condizioni erano visibilmente peggiorate e se voleva salvarla doveva intervenire subito. Il pensiero però delle conseguenze infauste continuava ad aleggiare su di lui…la giovane, che per lui aveva rappresentato la vita, che gli aveva fatto provare calore e gioia, sarebbe diventata una creatura morta, fredda, che per sopravvivere doveva uccidere. Poteva davvero una creatura così dolce, così bella uccidere? Poteva lui costringerla a fare questo? Però se l’avesse fatto, se l’avesse morsa, lei avrebbe continuato ad esistere, non sarebbe morta fisicamente, e avrebbe potuto rimanere con lei…per sempre.
Il Cacciatore fissò ancora una volta il viso della giovane. Ora doveva prendere una decisione.
Era un giorno di sole quando si tennero i funerali della giovane. Venne sepolta nel cimitero attiguo alla chiesa del paese, e sulla sua lapide vennero deposte tante corone di fiori colorati. Quella sera, quando il sole tramontò anche il Cacciatore si recò sulla tomba di lei per salutarla.
Posò una rosa sul terreno accanto alle corone di fiori e rimase lì, a fissare intensamente quel pezzo di marmo che custodiva il corpo della giovane che aveva saputo fargli nuovamente scoprire il piacere della vita. Aveva preso la decisione giusta, aveva lasciato che la ragazza morisse per evitare di condannarla ad una esistenza di dolore e di rimpianto, sempre alla ricerca di una vita che le sarebbe risultata irraggiungibile. In tutto questo però, si rese conto che non sapeva nemmeno come si chiamava la giovane, e così lesse l’iscrizione sulla lapide.
“Un bel nome, davvero un bel nome” mormorò fissando la luna nel cielo.
In quel momento si accorse che stava davvero rimpiangendo la vita. In quel momento si rese conto che quello che quella ragazza prima di morire gli aveva lasciato, era la consapevolezza che la sua esistenza, come la stava trascorrendo, non poteva portare a nessuna gioia, a nessuna felicità, solo a sofferenza, a rimpianto. Forse anche lui avrebbe dovuto abbracciare la vita nella sua interezza invece di continuare a passare una esistenza in quel modo…
“Non avevo mai visto l’alba prima d’ora” sussurrò a sé stesso quando i raggi del sole iniziarono a fare capolino da dietro gli alberi rischiarando l’orizzonte. L’alba…simbolo di vita, simbolo di rinascita. Ora sarebbe stato anche il simbolo della sua rinascita.
Quando i raggi del sole gli si posarono sul volto non percepì nessun dolore. Quando la sua pelle iniziò a bruciare sotto la luce solare, delle lacrime di sollievo gli iniziarono a scorrere lungo le guance. Ora finalmente abbandonava la morte per abbracciare la vita. E quando la luminosità lo costrinse a piegarsi al suolo, quando sentì il suo corpo distruggersi sotto la purezza della luce non ebbe nessun rimpianto o ripensamento.
Sorrise.
“Sto arrivando”.
Dana, my darling, I'm writing to you.
Cause your father passed away, it was a beautiful day
And I don't want to bother You anymore,
I used to hope you'd come back
But not anymore Dana.
My eyes might have betrayed me, but I have seen
Your picture on the cover of a filthy magazine
And I think my heart just cannot handle that
Dana, my darling, would be so bad.
Dana my darling I'm writing to you
Your mother passed away it was a really rainy day
And I didn't mean to bother you anymore
Your mother wished: Come visit your fathers grave, Dana
Your father disowned you because you have sinned
But he did forgive you in condition he was in
And I hope you won't do those things anymore
Dana My darling I'm waiting for
Dana O'Hara oh, Dana my dear,
How I wish that my Dana was here
Little Dana O'Hara decided one day
to travel away, faraway
No, you can't surprise me anymore
I have seen it all before
But it seems I cannot let you go
Anyhow, Dana, Dana, Dana, Dana
And I think that I told you, I'd wait for you forever
Now I know someone else's holding you,
so, for the first time in my life - I must lie
Lie's a sin, mess that I am in,
Love is not the thing I feel know
I promise you: I won't write again 'til the sun sets
behind your grave
Dana, oh, Dana I'm writing to you, I heard you passed
away it was a beautiful day
I'm old and I feel time will come for me, my diary's
pages are full of thee
Poco fa ho sentito questa canzone dei Sonata Arctica, intitolata Letter to Dana, e come mi succede sempre quando la ascolto, rimango molto colpito dal testo e da ciò che trasmette.
Specialmente la parte finale: "sono vecchio e sento che il tempo di morire sta giungendo anche per me, le pagine del mio diario sono piene di te" mi colpisce sempre come un pugno nello stomaco. Alla fin fine è sempre l'amore quello che ti condiziona la vita anche inconsapevolmente, e inevitabilmente anche le pagine di questo mio blog sono piene di "amore" o di qualcosa che guarda sempre in quella direzione, con un pò di tristezza e di rimpianto, proprio come in questa canzone.
Non c'è molto altro da dire. Vi consiglio di leggere il testo...scoprirete una canzone triste e malinconica, ma anche piuttosto "dura"; una delle mie canzoni preferite in assoluto.
La notte è indubbiamente il momento migliore per riflettere e per pensare. Sarà che guardandosi intorno e vedendo solo il buio è la nostra mente che si sforza di immaginare cosa si può trovare nascosto nell'oscurità e questo quindi ci porta a pensare e a ragionare...anche su cose magari che non hanno la minima attinenza col buio. Il punto è che quando la mente si mette in moto è difficile frenarla ed ancora più difficile è decidere a cosa pensare.
E' una sorta di "stream of consciousness" quello che nasce quando ci troviamo da soli a contemplare il buio. Magari in un luogo solitario dove non solo il senso della vista viene frenato, ma anche quello dell'udito. Un parco di notte ad esempio è un luogo molto adatto per perdersi nei propri flussi immaginativi, e ritrovare sè stessi, o a seconda del momento perdersi ancora di più.
Trovarsi, perdersi...difficile stabilire la direzione in cui ci stiamo muovendo. Quando perdi d'improvviso ogni certezza è difficile anche capire se stai andando in alto o in basso o se ti stai semplicemente muovendo a destra o a sinistra. Perdersi in un abisso che alla fine costruiamo noi stessi con i nostri pensieri e le nostre idee, con i nostri flussi di coscienza e di immaginazione.
Eppure a volte in mezzo a questo caos si trovano delle isole felici di ordine, e la contemplazione di noi stessi a volte può farci ragionare meglio su quello che siamo o su quello che vogliamo essere. A volte la notte serve anche questo: a farci pensare e quindi a farci capire qualcosa di noi.
E poi di nuovo giù, in un altra folle discesa o risalita nel caos turbinante dei pensieri.
Senza dimenticare mai chi siamo.
Sembrava di essere in una città fantasma. La stazione era popolata certo, ma il resto della città sembrava quasi disabitata. Qualche macchina, qualche passante, ma per il resto vuoto completo. E' stata una sensazione strana vedere Bologna, normalmente una città piena di vita, così vuota, così...tranquilla. Niente caos, niente traffico, niente di niente...solo luci, tante luci di lampioni e insegne luminose. Tante luci che illuminavano il vuoto.
E poi la pioggia. La pioggia a lungo attesa in una estate così calda, e che probabilmente durerà talmente poco che non farà altro che peggiorare la situazione dell'umidità, portando nel contempo ben poca frescura. Ma almeno pioveva...molto rilassante allargare le braccia sotto l'acqua e assaporare fino in fondo ogni piccola goccia sulla maglietta, sulla pelle, sul viso...assaporare un pò di frescura.
Ma tanto come sempre durerà poco. E come tutte le cose, anche se momentaneamente darà un pò di sollievo, il giorno dopo il sollievo sarà sparito e tornerà di nuovo prepotentemente la normale e triste realtà.
Sarebbe bello se la pioggia un giorno lavasse via tutto, per dare via il giorno dopo a qualcosa di totalmente diverso e inaspettato, ad una nuova realtà che prenda le distanze dalla precedente e che sappia veramente essere simile a quella che alla fin fine ognuno di noi desidera.
Personalmente vorrei che la pioggia lavasse via molte cose...molte persone. Ma non tutte.
Non vorrei che ad esempio lavasse via le persone che ti riescono a capire fino in fondo nonostante ti conoscano da poco e che sanno dire le parole giuste per riuscire a calmarti e magari ad estorcerti un sorriso anche solo parlando al telefono.
Non vorrei che ad esempio venissero portate via le persone che si preoccupano davvero per te e che cercano di farti stare bene anche quando tu stai male.
Non vorrei perdere le persone che ti vogliono bene o che ti amano, anche se magari tu non sei in grado di amare allo stesso modo loro...ma sapere che comunque qualcuno ti apprezza e ti stima per come sei è comunque molto importante.
Non vorrei perdere le persone che cercano di darti una mano nei momenti di difficoltà, e che quando magari sei in preda allo stress cercano di calmarti anche solo con una pacca sulla spalla o spronarti con una stilettata psicologia.
Non vorrei perdere chi si offre di starti vicino nonostante stia vivendo una situazione di incertezza simile alla tua.
Non vorrei perdere chi chiacchiera con te una sera del più e del meno, magari davanti ad una pizza, un boccale di birra o seduto su una sedia parlando di videogiochi e giochi di ruolo.
Non vorrei perdere chi sa apprezzarti per quello che sei, senza secondi fini, senza aspettarsi chissà cosa, se non la persona che sei veramente.
Non vorrei nemmeno perdere coloro che ti mettono in difficoltà, ti pongono degli ostacoli sul cammino, ma a fin di bene, per cercare di spronarti ogni giorno a diventare migliore.
Probabilmente alcune delle persone che leggono questo blog si saranno riconosciute. Altre non leggeranno questo blog, altre ancora magari non capiranno i riferimenti esatti ma in cuor loro capiranno di non essere state dimenticate. Vorrei dire grazie a tutte queste persone, per quello che fanno, per quello che mi hanno dato e che mi daranno, e semplicemente per quello che sono.
Grazie a tutti.
In determinate circostanze sarebbe molto facile chiudere gli occhi per non vedere i problemi. Il fatto è che quando i problemi ci sono, è anche stupido chiudere gli occhi facendo finta che vada tutto bene. Il primo passo per affrontare un problema è infatti capire cosa diavolo non va, e regolarsi di conseguenza.
Io non ho la benchè minima intenzione di chiudere gli occhi...ma sembra quasi che questi mi si siano chiusi da soli. Infatti pur avendo voglia di scavare a fondo nel problema e risollevarmi dalla strana forma di malinconia in cui sono precipitato, non sono ancora riuscito a giungere ad identificare chiaramente il problema. Forse è un insieme di cose, forse è semplicemente qualcosa di difficile da definire, ma il risultato è che sto affrontando un passaggio abbastanza problematico della mia vita, senza però sapere come risolverlo.
Mal di vivere? Una parola forse troppo "grossa" ma sicuramente identificativa del mio stato d'animo...il tipico stato d'animo di una persona che non riesce a risollevarsi e che continua a sguazzare nel suo mare di malinconia.
Eppure a volte basta una parola gentile, un minimo di attenzione da parte di qualcuno, e la malinconia a tratti scompare. Ritornerà sicuramente più tardi, ma ci sono almeno dei momenti in cui la malinconia scompare. E allora magari ti illudi che sia tutto risolto...per scoprire poi che in realtà non è così.
Alla fine siamo sempre da soli di fronte all'abisso delle nostre paure e dei nostri sentimenti...dei nostri dubbi e delle nostre certezze...delle nostre gioie e delle nostre tristezze. Basterebbe un attimo per lasciarsi andare, precipitare nell'abisso senza riuscire poi a riemergerne più.
E una volta caduti nell'abisso diventa difficile riuscire a riemergere. Quantomeno lo diventa perchè c'è sempre la tristezza, il non sentirsi adatti e in grado di affrontare le sfide della vita, che ti trattiene sempre giù sul fondo.
Mi piacerebbe prendere il coraggio a quattro mani e iniziare una lunga arrampicata. Ma alla fin fine è molto più facile rimanere così...adagiati pigramente sul fondo, in balia dei ricordi, della malinconia, della tristezza, piuttosto che provare a riemergere con il rischio di mettere nuovamente un piede in fallo e precipitare di nuovo.
Ogni caduta, in fondo, è sempre più dolorosa della precedente.
Would you believe in a night like this
A night like this, when visions come true
Would you believe in a tale like this
A lay of bliss, a praise in the old lore
Come to the blazing fire and
See me in the shadows
See me in the shadows
Songs I will sing
Of runes and rings
Just hand me my harp
This night turns into myth
Nothing seems real
But you soon will feel
The world we live in is another skald´s
Dream in the shadows
Dream in the shadows
Do you believe there is sense in it
Is it truth or myth?
They´re one in my ryhmes
Nobody knows the meaning behind
The weaver´s line
Well nobody else but the Norns can
See through the blazing fires of time and
All things will proceed as the
Child of the hallowed
Will speak to you now
See me in the shadows
See me in the shadows
Songs I will sing of tribes and kings
The carrion bird and the hall of the slain
Nothing seems real
You soon will feel
The world we live in is another skald´s
Dream in the shadows
Dream in the shadows
Do not fear for my reason
There's nothing to hide
How bitter your treason
How bitter the lie
Remember the runes and remember the light
All I ever want is to be at your side
We gladden the raven now I will
Run through the blazing fires
That's my choice
Cause things shall procede as foreseen
Questa canzone dei Blind Guardian è sicuramente una delle mie canzoni preferite. Aldilà della grande atmosfera che emana è il testo che trasmette davvero una sensazione profonda e importante.
Siamo forse prigionieri di un sogno? E' forse davvero un sogno tutto quello che ci circonda, un sogno partorito da un cantore nordico durante uno dei suoi canti intorno al fuoco, o forse siamo noi coloro che plasmiamo il sogno che ci circonda dandogli una forma reale?
Mi viene in mente Sandman, di Neil Gaiman, dove si diceva che i sogni plasmano il mondo e che se tutti desideriamo una stessa cosa, questa inevitabilmente è costretta ad avverarsi. Chissà se è vero, penso che non lo si saprà mai dato che l'umanità non desidererà mai una stessa cosa.
A volte però mi piacerebbe davvero poter vedere un sogno realizzarsi...avere il potere di influire sul mondo e fare in modo che si avverasse qualcosa che desidero realmente. Mi piacerebbe anche solo per un momento essere io il cantore, e plasmare con la mia voce e le mie note il mondo o un avvenimento che desidero. Chissà se desiderando una cosa con tutto il cuore non si riesca davvero a creare qualcosa o se siamo inevitabilmente costretti ad attendere che sia il mondo a cambiare quando lo preferisce lui.
A scanso equivoci, continuerò a sognare, magari a volte i sogni si avverano.
PS:
Grazie all'aiuto di una amica ho aggiunto una voce nella colonna di fianco. A voi l'onere di scoprire quale sia (non è difficile!)
La vita è fatta di cicli. E’ in particolare una esperienza ciclica quella ti spinge a soffrire per amore, o per sentimenti affini magari non così forti. Tutti abbiamo sofferto per una cosa del genere… soffre la persona che vorrebbe trovarsi corrisposta e magari non lo è… soffre la persona che si trova totalmente ignorata da chi ama… soffre la persona che viene tradita… la persona che tradisce… la persona che viene lasciata… la persona che lascia… la persona che cerca di trovare una consolazione altrove senza capire che è solo un modo per fuggire di fronte alla realtà…soffre la persona che muore dentro pensando a ciò che è stato.
Certe sere credo rimarranno sempre impresse nella tua mente, anche quando gli anni passeranno. Correre con gli amici per strada, sventolando una bandiera e un nastro tricolore raccolto da terra dopo che era caduto da un auto in corsa, urlando a squarciagola la propria gioia di aver visto la nostra nazionale italiana vincere il campionato del mondo non sono cose che si dimenticano facilmente.
La cabala aveva ragione. 12 anni dall'ultima finale andata male...segno inconfutabile che questa sarebbe stata la volta buona...e così è stata. Una partita giocata male, una partita al cardiopalma conclusasi con la solita e atroce lotteria dei rigori che per una volta siamo riusciti a vincere. Bello, bellissimo, indescrivibile. L'urlo uscito all'unisono dalle nostre gole...i clacson...i festeggiamenti...i tricolori sventolati. Incredibile e indimenticabile.
Ringrazio tutti i miei compagni di questa avventura: Querzy, che ci ha ospitato e offerto tanto buon cibo, Eleonora, che è giunta sino da Padova per vedere questa partita insieme a me, Otto detto anche Luca, i cui brontolii di disappunto mai gratuiti e i commenti sempre pertinenti ci hanno tenuto compagnia durante il corso del match, il vecchio Fab, che mai ho visto così scantenato come in questo frangente, Nic, la prima persona che ho abbracciato dopo il rigore decisivo e che è stato fino alla fine il tifoso più accanito, Elena, che si è dimostrata ancora una volta una grandissima amica e una solida persona a cui aggrapparsi nei momenti in cui andavo un pò alla deriva, Guido, che pur non essendo un tifoso alla fine si è lasciato andare come tutti noi alla grande gioia, e Chiara, la cui presenza è sempre una grande fonte di emozione e che ha reso questa serata qualcosa di più profondo e agrodolce, qualcosa da vivere e da ricordare.
E come dimenticare gli assenti sempre presenti: la Cate, la prima (e unica) persona a cui ho mandato un sms di gioia (e che ha risposto al mio sms di gioia) e che avrei voluto fosse insieme a noi in questa serata, il Grande Cthulhu, che è sempre su di noi e ci protegge, i miei colleghi di lavoro, con cui domani condividerò una lunga e faticosa giornata di stanchezza dopo le feste di questa sera, tutti gli italiani che erano per strada a festeggiare insieme a me questa magica notte.
Forse non sarà una canzone
a cambiare le regole del gioco
ma voglio viverla così quest'avventura
senza frontiere e con il cuore in gola.
E il mondo in una giostra di colori
e il vento accarezza le bandiere
arriva il brivido e ti trascina via
e sciogli in un abbraccio la follia.
Notti magiche
inseguendo un goal
sotto il cielo
di un'estate italiana
e negli occhi tuoi
voglia di vincere
un'estate
un'avventura in più!
Quel sogno che comincia da bambino
e che ti porta sempre più lontano
non è una favola e dagli spogliatoi
escono i ragazzi e siamo noi.
Notti magiche
inseguendo un goal
sotto il cielo
di un'estate italiana
e negli occhi tuoi
voglia di vincere
un'estate
un'avventura in più.
Notti magiche
inseguendo un goal
sotto il cielo
di un'estate italiana
e negli occhi tuoi
voglia di vincere
un'estate
un'avventura in più!
Un'avventura in più!
Un'avventura... goal!
Probabilmente no. Lo spoglio dei voti del referendum è quasi terminato e attualmente sta vincendo il no. Un buon numero di italiani alle urne, e un risultato che probabilmente appariva scontato...o almeno era sperabile che fosse scontato in direzione del no.
Così è stato e ancora una volta l'Italia è una nazione unita, non la nazione disunita voluta dalla destra politica, non la nazione frammentata e disgregata, dove poche regioni potevano ricevere vantaggi, e molte altre svantaggi. Una riforma costituzionale che offriva in effetti ben pochi vantaggi, a parte quello di abbassare il numero di parlamentari; numero di parlamentari però che sarebbe diminuito a partire dal 2017, quindi tra circa 10 anni...di conseguenza nemmeno questo sarebbe stato un gran vantaggio.
Divertente poi vedere gli uomini politici della destra, che dimostrano ben poco di essere politici, accanirsi contro noi elettori, che abbiamo espresso una scelta come era nel nostro diritto fare. Sentire tale Speroni, che mi rifiuto di chiamare onorevole, dire "L'Italia fa schifo e gli italiani fanno schifo" è certamente una cosa non gradevole da sentire. Io non mi sento assolutamente schifoso, mi spiace caro Speroni, e mi dispiace che tu, come tutta la destra, sia incapace di accettare un parere diverso da quello da voi tanto pubblicizzato. Purtroppo l'arroganza berlusconiana sembra ormai essere entrata a far parte del dna della destra che ora più che una forza politica sembra essere una manica di ignoranti villici capaci solo di offendere senza proporre niente di concreto.
Meno divertente invece aver sentito tante persone propendere per il "si" poichè desiderose di cambiare. Il cambiamento va bene, ma non il cambiamento a priori; le persone desiderose di cambiare ma incapaci di spiegare il perchè volessero questo cambiamento e a quali vantaggi avrebbe portato, onestamente mi fanno semplicemente preoccupare. Troppe persone obnubilate dalle chiacchiere di Berlusconi e incapaci di pensare con la propria testa. Non dico che tutti abbiano votato "si" perchè di destra, e sono altresì convinto che anche diversi elettori di destra abbiano votato "no", ma quelli che ho sentito parteggiare per il "si" senza spiegare perchè parteggiassero per il "si"...beh...potrebbero anche decidere al prossimo referendum di stare a casa, e lasciare andare alle urne chi ha almeno qualche idea in testa.
Il nuovo governo italiano è alle prese con una quantomeno scomoda questione: se far ritirare o meno le truppe italiane impegnate in missione di pace in Iraq.
Una problematica in effetti piuttosto spinosa, dato che la questione Iraq ha sempre suscitato dissensi e pareri opposti anche all'interno della stessa coalizione.
Chiaramente un governo che in fase di elezioni si era appellato all'idea di pace in maniera promozionale (perchè parlare di pace è cosa buona e giusta e che provoca consensi specialmente tra coloro che trovano che parlare di pace vada di moda), non poteva non decidere per il ritiro delle truppe dall'Iraq; ritiro che doveva avvenire in tempi brevi e che invece sembra che impiegherà molto più tempo a concretizzarsi, ma comunque ritiro.
In tutto questo l'opinione pubblica sembra piuttosto divisa. Da una parte infatti molti sostengono l'idea di "missione di pace" e la necessità che l'Italia contribuisca con il suo intervento ad aiutare una nazione indubbiamente più disagiata; dall'altra invece ci sono le opinioni contrarie, ad esempio l'idea che una missione di pace non si possa effettuare con dei soldati e che quindi le truppe debbano essere necessariamente ritirate.
Personalmente sono anche io favorevole al ritiro delle truppe (e magari all'invio di civili volontari che possano aiutare concretamente gli iracheni), ma non per il motivo sopracitato, bensì perchè tenere delle truppe in quel luogo non sta portando a nessun vantaggio, se non alla morte di nostri connazionali, cosa che non mi sembra assolutamente vantaggiosa.
E' quindi secondo me logico che se proprio i terroristi e i ribelli iracheni non possano fare a meno di attentare quotidianamente alla vita di noi italiani (e così anche alla vita di altri non italiani), allora dovranno fare a meno degli italiani. Insomma, quale vantaggio concreto ci può essere per l'Italia nel fare morire in terra straniera i propri connazionali, con il solo scopo di aiutare una nazione che non ha la minima intenzione di essere aiutata? Se almeno l'Iraq mostrasse segni di distensione allora potremmo dire di aver fatto un'opera positiva...invece non avviene nemmeno questo.
Perciò ribadisco: torniamocene a casa e lasciamo che siano gli iracheni a risolversi da soli i loro problemi...e se proprio non ci sarà la possibilità di ottenere una forma stabile di governo democratico in quella terra, allora pazienza. Noi ci abbiamo provato...ma d'altra parte non possiamo continuare a sacrificarci per una idea che probabilmente non si concretizzerà mai.